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Principali avversità: vite

IL VINO SOSTENIBILE: GLI AGROFARMACI AMMESSI IN “BIOLOGICO”

Tra i principi attivi ammessi in Agricoltura Biologica (Reg. CEE 2092/91 e successivi aggiornamenti) i più utilizzati in viticoltura sono:

RAME
Regolamentato a livello comunitario (impiego massimo di 6 kg/ha/anno), è tuttora ritenuto un male necessario (per i noti problemi di accumulo nel suolo ma ineguagliabile per l’attività polivalente).
L’uso di questo metallo migliora il metabolismo delle piante e incrementa le difese naturali. Utilizzato prevalentemente per la difesa antiperonosporica, il rame ha una buona attività collaterale battericida e fungicida (oidio, botrite, escoriosi …). Grazie all’ispessimento dei tessuti vegetali e alla riduzione del vigore garantisce un’azione indiretta nei confronti di insetti e acari.
I nuovi formulati garantiscono un’elevata efficacia con una forte riduzione dei dosaggi. Le quantità di rame devono variare in funzione dello stadio fenologico (secondo la velocità di crescita e la suscettibilità ossia quantità e qualità di superficie vegetale da proteggere) e della reale potenzialità infettiva.
La liberazione di ioni rameici sulle superfici vegetali deve essere sia rapida (per prevenire l’evento infettante) che persistente (in relazione a tempo trascorso e agenti dilavanti).
Il rame distribuito sulle superfici vegetali non è soggetto a degradazione chimica, non evapora e non è fotolabile. La persistenza varia in funzione dell’andamento climatico ma anche delle caratteristiche delle superfici vegetali. Nella successione dei trattamenti il progressivo accumulo di rame sulle superfici vegetali garantisce una protezione supplementare in caso di una sequenza ravvicinata di cicli infettivi o di un allungamento del periodo di incubazione. Una leggera pioggia o una consistente umidità (fattori favorevoli all’infezione) determinano la risolubilizzazione dei residui.

ZOLFO
Sempre più raro quello naturale estratto dalle miniere, oggi viene ottenuto soprattutto dalla raffinazione del petrolio. Indipendentemente dalla formulazione commerciale lo zolfo agisce in fase di vapore con un’attività fungicida rapida e una capacità di distribuirsi all’interno della vegetazione e del grappolo. La fitotossicità dipende da un irrazionale impiego (per dosaggio e/o epoca) e si manifesta in coincidenza di una disponibilità troppo rapida (in condizioni di temperatura e illuminazione elevate).
Lo zolfo ha un importante ruolo nutritivo sia a livello fogliare che radicale: è presente in enzimi, aminoacidi, proteine, vitamine, aromi varietali e permette un lento effetto ammendante nei suoli alcalini.
Oltre all’azione antioidica ha numerosi effetti collaterali positivi: è attivo contro acari, insetti, escoriosi, marciumi del grappolo. L’attività acaricida non è selettiva ma molti fitoseidi hanno progressivamente sviluppato una buona resistenza. Lo zolfo in polvere in postfioritura ha una buona azione antibotritica (ostacolandone lo sviluppo saprofitario sui residui fiorali). Lo zolfo polverulento si usa a dosaggi superiori e ha un’efficacia più immediata (anche curativa) rispetto a quello bagnabile (micronizzato o microgranulato) che è più persistente e impiegabile a temperature inferiori (le nuove formulazioni sono attive a 12°C).

AMPELOMYCES QUISQUALIS
È un fungo presente spontaneamente in natura che parassitizza l’oidio della vite e di molte altre colture. La sua attività iperparassitaria è maggiore in condizioni di elevata umidità e si riduce con tempo caldo e secco: ciò limita il suo impiego nel controllo dell’oidio durante la fase vegetativa. Maggiore è l’efficacia contro le forme svernanti non ancora completamente mature (cleistoteci) e quindi la possibilità di ridurre l’inoculo in pre e post-vendemmia dopo un’annata di forti attacchi.

BACILLUS THURINGIENSIS
Le spore di questo batterio, attive contro molti insetti, in viticoltura vengono impiegate nella lotta alle tignole. Il prodotto va sciolto in poca acqua e lasciato riposare prima di versarlo nel serbatoio dell’irroratrice. I trattamenti (in base al monitoraggio dei grappoli per verificare il superamento della soglia di intervento) vanno effettuati (nelle ore più fresche) all’inizio della schiusura delle uova e 7 giorni dopo (distribuendo un volume di almeno 400 l/ha nella fascia grappoli su tutti i filari). Agiscono per ingestione (tossicità a livello intestinale) e per aumentarne l’appetibilità è utile aggiungere zucchero (500 g/hl). L’acqua deve avere un ph tra 6 e 6,5 (neutralizzando l’alcalinità con 20-60 g/hl di acido citrico). Non miscelare con altri fitofarmaci.

FEROMONI
Per comunicare tra loro gli insetti inviano messaggi chimici volatili dispersi nell’aria. Queste sostanze vengono utilizzate nella lotta alle tignole per il monitoraggio (mediante trappole) e la confusione sessuale (mediante erogatori).

PIRETRO
Estratto dai fiori di un crisantemo orientale, ha un’azione insetticida a largo spettro. Agisce per contatto su larve e adulti di vari fitofagi, con azione abbattente (forte e rapida) ma poco persistente poichè foto- e termolabile (si degrada entro 48 ore). Deve essere impiegato con molta cautela (a volume di almeno 800 l/ha e nelle ore serali) e può causare un significativo abbattimento dei limitatori naturali.

AZADIRACTINA
L’albero del Neem è una pianta di origine asiatica dai cui semi si estraggono i limonoidi, sostanze attive come regolatori di crescita (blocco della muta) e repellenti (azione fagodeterrente) nei confronti delle forme giovanili di alcuni insetti dannosi. Da impiegare in miscele subacide, l’azadiractina ha attività sistemica acropeta. Presenta anche un’azione fungicida collaterale (ad es. contro la botrite). In alcuni casi può però causare fitossicità e danni a insetti utili (api incluse).

ROTENONE
Estratto da alcune leguminose tropicali, ha attività insetticida a largo spettro più persistente del piretro (circa 7-10 giorni). Non è compatibile con prodotti alcalini. Agisce per contatto e ingestione ma ha scarsa selettività e un profilo tossicologico negativo.

BACILLUS SUBTILIS
Oltre a stimolare le difese naturali delle piante, questo batterio possiede una buona azione contro alcuni funghi patogeni (competizione nutrizionale e fisica, produzione di sostanze inibenti). Dotato di attività preventiva (inibizione della germinazione delle spore), non interagisce con i processi di fermentazione e può essere utilizzato contro botrite e marciume acido fino a 3 giorni dalla vendemmia. Gli interventi vanno effettuati (a partire dalla post-fioritura) in fascia grappolo con un volume di 400-500 l/ha. In commercio esistono anche prodotti miscelati a Bacillus licheniformis.

TRICHODERMA
Alcune specie di questo fungo (es. T. harzianum) esercitano una certa attività di controllo della botrite. L’azione è molteplice e si esplica sia sulla forma saprofitaria in postfioritura (competizione per il substrato nutritivo) che su quella parassitaria dopo l’invaiatura (antibiosi ed iperparassitismo). La protezione sinora ottenuta non pare sufficiente in caso di forte pressione della malattia.

OLI
Possono essere di origine minerale o vegetale, ad impiego invernale o estivo.
In viticoltura sono utilizzati ad alto volume contro cocciniglie ed acari. Agiscono per contatto (asfissia) oltre che come repellenti e ovicidi. Hanno anche azione fungicida citotropica (in particolare contro oidio) ma possono essere dannosi agli ausiliari e fitotossici con temperature oltre i 32° o sotto i 10°. Gli oli estivi sono utilizzati anche come sinergizzanti-coadiuvanti per favorire l’adesività e la penetrazione di altri principi attivi con cui bisogna verificarne la compatibilità. Nei confronti dello zolfo è da evitare la miscelazione o trattamenti entro 2-3 settimane.

SOSTANZE CORROBORANTI
Sono impiegabili liberamente in quanto non essendo fitofarmaci non sono incluse nell’Allegato II B del Reg. CEE 2092/91. Aumentano la resistenza delle piante (produzione di fitoalessine, irrobustimento dei tessuti…) nei confronti di parassiti e fitofagi e stress climatici. Possono essere di natura inorganica (silicati, bicarbonati, polvere di roccia, acido salicilico …), organica (estratti vegetali di equiseto, ortica, aglio, alghe …) o microbiologica (funghi, batteri … iperparassiti).

Tra i vari preparati i più utilizzati i viticoltura sono:

FARINE DI ROCCIA
Ricche di acido salicilico, potassio, magnesio, calcio e altri cationi utili (secondo il minerale di partenza) hanno una duplice azione protettiva : incremento dei meccanismi autogeni di difesa delle piante e barriera fisica grazie all’irrobustimento dei tessuti.
I formulati commerciali a base di argille acide in polvere bagnabile (Mycosin, Ulmasud …) contengono solfato di argilla, estratti di equiseto, lieviti e altro. Agiscono liberando alluminio in bassa quantità (più dilavabile del rame). Questi prodotti possono ridurre drasticamente i quantitativi di rame nella difesa antiperonosporica ma in caso di forti attacchi la loro efficacia preventiva è insufficiente. E’ molto importante curare bene la preparazione (sciogliere lentamente in poca acqua subacida) e la distribuzione perché possono dare luogo a fitotossicità (con diversa sensibilità varietale e in alternanza col rame). Leggermente nocivi per i fitoseidi dopo la fioritura, il loro impiego va concentrato nelle fasi meno critiche.
Allo stato polverulento, le farine di roccia (soprattutto di origine basaltica) vengono miscelate alla bentonite per la lotta antibotritica nelle fasi finali della maturazione.

PROPOLI
Ottenuta dalla raschiatura delle arnie, è molto ricca in polifenoli, vitamine ed oligoelementi. Presenta una buona attività fitostimolante, antisettica, protettiva e cicatrizzante. Impiegata anche per potenziare l’azione di alcuni antiparassitari, si usa sia allo stato liquido che polverulento miscelata in basse dosi ad altri prodotti (rame, zolfo, bentonite, litotamnio …).

BENTONITE
È un’argilla utilizzata come coadiuvante sia nei trattamenti liquidi che polverulenti. Nel primo caso, oltre ad agire come adesivante, permette un rilascio graduale dei principi attivi a cui viene addizionata (rame e/o zolfo) aumentandone la persistenza e la regolarità di rilascio (riducendo i rischi di fitotossicità). Nei trattamenti polverulenti la sua preziosa azione assorbente sottrae umidità allo sviluppo dei funghi ed è particolarmente utile nella protezione del grappolo in maturazione.

LITOTAMNIO
Estratto da alghe rosse, è caratterizzato da un elevato contenuto in calcare e microelementi di origine marina. Migliora lo sviluppo vegetativo e stimola le autodifese naturali delle piante. La sua efficacia antiparassitaria è data dalla formazione di un sottile velo protettivo (dovuto alla durezza delle particelle calcaree depositate sulle superfici vegetali) che ostacola la capacità di penetrazione dei patogeni.
Effetti di un trattamento con rame acido in presenza di peronospora: arresto immediato della malattia con necrosi nei tessuti infetti e assenza di fitotossicità in quelli sani.

L’oidio della vite

La difesa biologica
Nella difesa biologica dall’oidio l’unica sostanza attiva pienamente efficace nel controllo dell’oidio è lo zolfo. Al momento non esistono limitazioni all’impiego dello zolfo se non quelle dettate da alcuni rischi e problemi ben noti, come la fitotossicità nei confronti dei giovani tralci, la tossicità nei confronti di acari predatori o i problemi di interferenza sul processo di fermentazione. Negli ultimi due anni l’attenzione degli agricoltori si è rivolta in particolare verso un prodotto recentemente registrato per l’uso biologico con il nome di AQ10: il fungo micoparassita Ampelomyces quisqualis. Esso è un fungo deuteromicete, comunemente presente sia nelle colture agrarie che in ambienti naturali, che agisce come iperparassita, vivendo a spese del fungo patogeno. In Trentino sono piuttosto scarse le informazioni relative alla diffusione di A. quisqualis nei vigneti. A partire dal 2004, con l’attività di ricerca del Centro SafeCrop, si è iniziato un monitoraggio volto a valutare la reale diffusione dell’iperparassita nei vigneti in Trentino. Complessivamente è emerso che, in questi ultimi anni, la presenza di A. quisqualis in Trentino è molto limitata. Durante i tre anni di studio Ampelomyces sp. era presente mediamente in meno dell’1% dei vigneti; dove l’iperparassita era presente, il tasso di parassitizzazione dei cleistoteci osservati variava tra l’1 ed il 30% (Fig.3). Inoltre, sulla base dei dati raccolti, non è possibile evidenziare differenze tra la modalità di conduzione dei trattamenti e la posizione geografica del vigneto, come non è possibile individuare correlazioni con le condizioni climatiche.

Prove di efficacia con nuovi prodotti
In alternativa a zolfo e A. quisqualis per la difesa dall’oidio in agricoltura biologica si potrebbero utilizzare diverse alternative. Oltre al settore della modellistica e il miglioramento genetico, l’interesse della ricerca è focalizzato su due filoni: microrganismi antagonisti isolati dall’ambiente e sostanze di origine naturale. In ambito sperimentale sono in corso di valutazione diverse sostanze di origine naturale come sali (carbonati, bicarbonati e silicati), estratti vegetali, latte e suoi derivati oppure sostanze di sintesi come oli minerali.
I risultati ottenuti presso il SafeCrop evidenziano che la malattia in condizioni controllate in serra può essere efficacemente contenuta con trattamenti a base di sali, di una sostanza curativa derivata dal latte (complesso enzimatico lattoperossidasi) e di un estratto vegetale (Reynoutria sachalinensis). Un discreto, seppur variabile, controllo della malattia è stato ottenuto anche attraverso l’impiego di alcuni microrganismi considerati potenziali agenti di controllo biologico: un lievito epifita, ed i batteri Pseudomonas fluorescens e Bacillus subtilis.

Comunque, per loro natura, i prodotti microbiologici e gli estratti naturali non raggiungono gli stessi livelli di efficacia degli agrofarmaci di sintesi nei confronti dell’oidio. Si tratta di prodotti che da soli non sono tuttora in grado di assicurare un’adeguata protezione delle colture, ma possono contribuire alla riduzione dei quantitativi di zolfo impiegati attraverso la loro combinazione in strategie di difesa, sostituendo lo zolfo nei momenti in cui la malattia si manifesta con minor aggressività. Nel breve periodo i suddetti prodotti saranno testati in pieno campo e, integrati in strategie con lo zolfo in agricoltura biologica o con altri fungicidi di sintesi nell’agricoltura tradizionale, alcuni potrebbero rendersi disponibili anche sul mercato italiano o essere registrati per l’uso su vite.